Sesto anello per Brady ed i Patriots nel Super Bowl delle difese

Articolo a cura di Mattia Righetti di Play.it USA

Il coin toss, almeno quello, lo vince Los Angeles che sfrontatamente decide di lasciare il possesso a New England, squadra che negli ultimi otto Super Bowl giocati non è mai stata in grado di mettere a segno un touchdown nel primo quarto: pronti-via e Patterson guadagna circa quaranta yards con il kickoff-return. Buon auspicio.
Primo snap offensivo dei Patriots e Michel guadagna immediatamente il primo down per vie terrene: buonissimo auspicio.
Dopo un altro paio di handoff, finalmente Brady si degna di lanciare, ma l’ovale viene prima sporcato da Robey-Coleman e poi intercettato da Littleton: alla faccia del buon auspicio!
Los Angeles, come visto con i Saints, sembra pagare pegno dal piano di vista emotivo e non ci dà nemmeno il tempo per metabolizzare l’accaduto che dopo due incompleti di Goff è già costretta a restituire il possesso a New England con il primo -e non sarà l’ultimo- punt di giornata.

Non che il nuovo drive dei Patriots parta in modo migliore, ma convertendo un terzo down grazie a Edelman un po’ di pressione si dissipa nella stupita aria di Atlanta: Brady e soci continuano a muovere le catene senza troppi problemi e dopo un tentativo fallito di James White di cogliere impreparata la difesa losangelina su 3&8, ecco entrare in campo Gostkowski per un non troppo complesso piazzato da 46 yards che, atipicamente, manca il bersaglio di parecchio, tenendo il punteggio saldamente ancorato sullo zero a zero.

Grazie alla buona posizione di partenza e ad un paio di giocate positive, Los Angeles si porta immediatamente nella metà campo dei Patriots ma, purtroppo per loro, pure questo drive si spegne con un incompleto direzionato per Woods: con Hekker in campo, però, non si sa mai e solo un delay of game toglie a McVay la succosa possibilità di esplorare un rischioso ma spesso efficace fake punt.
Il drive di New England, però, viene distrutto dall’ottimo lavoro del defensive front californiano che riuscendo ad atterrare Brady su primo down con un sack di Franklin costringe Belichick a fare affidamento al proprio punter pure in quest’occasione: il primo quarto si è mogiamente concluso, siamo ancora sullo zero a zero e pochi di noi possono millantare brillantezza con vari “Te l’avevo detto!”, in quanto nessuno si aspettava qualcosa del genere.
Palla nuovamente a Los Angeles e, tanto per cambiare, three n’ out ed immediato punt: pure in questo caso New England ricomincia pazientemente a muovere le catene, senza però riuscire mai a trovare la big play in grado di incanalare completamente l’inerzia della partita dalla propria parte e, dopo che Brady su 3&9 riesce a guadagnare solamente quattro yards grazie a Gronk, finalmente vediamo dei punti grazie ad un piazzato di Gostkowski.
Tre a zero Patriots: che sia l’inizio di qualcosa?

Non per i Rams, in quanto dopo che Goff è stato finalmente in grado di connettere con Woods per una ventina scarsa di yards, Los Angeles è costretta ancora una volta a fare affidamento al buon Hekker ed al suo piede destro.

La partita è tesa, i veri protagonisti in campo finora sono i due front seven in grado di annullare quasi completamente il running game avversario costringendo spesso e volentieri i propri quarterback a giocarsi terzi-e-lungo che in una giornata così povera di big play non riescono ad essere convertiti: tutto questo preambolo per anticiparvi che entrambi i successivi drive si sono rivelati essere three n’ out.
New England riesce a riprendere la propria solenne e deprimente marcia portandosi lentamente in zona field goal: Belichick, però, è costretto a prendere una decisione piuttosto importante -soprattutto in una partita in cui apparentemente gli attacchi non sono in grado di segnare- e su 4&1 decide di rischiare e tenta la conversione.
Tensione? Spannung? Inutile creare aspettative: Brady cerca di connettere con Gronkowski, ma la perfetta marcatura rende il pallone irraggiungibile riconsegnando così il possesso ai Rams che ovviamente… three n’ out.
Chi se lo sarebbe aspettato un primo tempo da TRE punti totali? Nessuno, ed a ragione: solamente Minnesota e Pittsburgh nel nono Super Bowl conclusero la prima metà di gioco con meno punti segnati -due- e vale la pena notare come la difesa di New England, dopo aver tenuto a secco per i primi trenta minuti il bombastico attacco di Kansas City, sia riuscita a replicare l’impresa contro un altrettanto brillante attacco, almeno sulla carta.
Delle tredici squadre che non sono riuscite a mettere a segno nemmeno un punto nella prima metà di gioco di un Super Bowl, nessuna è mai riuscita a riprendersi ed a portare a casa il Lombardi: che ci sia da preoccuparsi?

Dopo un halftime show che mi rifiuto di commentare, finalmente si ricomincia e, stranamente, dopo appena due minuti di gioco riecco scendere in campo Hekker: il punt pure in questo caso è una meraviglia ed a New England viene regalata una pessima posizione di campo, una posizione che lascia presagire ad un altro fugace drive che con ogni probabilità culminerà in un punt.
Le prime due giocate sembrano voler confermare la mia predizione, ma su 3&4 ecco la prima big play della giornata, firmata da Edelman, l’unico giocatore che durante la prima metà abbia saputo darci qualcosa su cui emozionarci.
Ventisette yards, l’inerzia sembra saldamente in mano ai Patriots che nonostante la finora perfetta prestazione difensiva sono sopra solamente di tre punti e, ancora una volta, costretti a ricorrere a Ryan Allen: wow.
Los Angeles di creare qualcosa offensivamente non ne vuole saper niente e, grazie ad un Hekker costretto agli straordinari, abbiamo modo di assistere al punt più lungo mai realizzato in un Super Bowl: 65 meravigliose yards.
Esaltarsi per un punt la dice lunga sul divertimento che ci sta regalando questa partita, ma se non altro un punteggio così basso e serrato non ci preclude eventuali finali al cardiopalma e ci lascia un sapore d’incertezza in bocca che ci aiuterà sicuramente a rimanere svegli: o almeno, mi piace credere sia così.
Dopo un punt del genere cosa ci possiamo attendere se non un altro three n’ out? Il drive di New England, funestato da un illegal shift, dura per l’appunto tre giocate e, restituita la palla a Los Angeles, vediamo per la prima volta i ragazzi di McVay muovere le catene con autorevolezza e, dopo che Goff viene atterrato su terzo down, Greg “The Leg” Zuerlein regala a L.A. i primi tre punti di giornata convertendo un complicato piazzato da 52 yards.
Siamo sul 3 a 3 a circa due minuti dalla fine del terzo periodo di gioco: conta come spettacolo l’effetto sorpresa?
Che questa sia la scintilla in grado di accendere definitivamente la partita?

Nemmeno per sogno, in quanto dopo un buon guadagno di Michel il drive di New England si ferma ancora una volta in territorio losangelino e, per nostra gioia, la battaglia per la posizione di campo prosegue imperterrita: Allen piazza l’ovale sulla linea delle sette yards di Los Angeles. Goff per dare continuità ai punti appena segnati dovrà fare veramente parecchia strada e, seppur con qualche difficoltà, sembra che l’attacco di McVay stia finalmente iniziando ad ingranare, ma una sciagurata trattenuta offensiva li costringe a giocarsi un improbabile 3&20, neutralizzato senza difficoltà alcuna da New England che, con meno di dieci minuti da giocare, deve assolutamente portare a casa punti.
Brady connette immediatamente con Gronk, conduce l’attacco nel territorio dei Rams grazie all’ennesima ricezione di Edelman e, dopo un semplice passaggio nella flat per Burkhead, il numero 12 cerca e trova ancora una volta il proprio mastodontico tight end per un guadagno di 29 yards che li catapulta sulle due yards di Los Angeles: Michel non perde tempo in convenevoli ed alla prima occasione buona porta l’ovale in end zone per il primo touchdown della giornata, quello del 10 a 3 Patriots.
Prima realizzazione della giornata a sette minuti dal termine dei regolamentari? Wow.
Visto l’andamento della contesa, Los Angeles deve reagire immediatamente e sembra riuscirci grazie ad un Goff che sembra trovare coraggio connettendo in rapida successione con Cooks, Reynolds e Woods, ma su 2&10 in pieno territorio Patriots decide di forzare senza un motivo apparentemente valido: il suo lancio è più un arm-punt che altro ed il fenomenale Gilmore non ha nessuna difficoltà a far suo l’ovale ed a regalare nuovamente il possesso a New England che con un paio di primi down può definitivamente mettere in ghiaccio la contesa.

Due corse da 26 yards, una di Michel, una di Burkhead, permettono a New England di far correre il cronometro e, soprattutto, costringono L.A. a bruciare i due timeout rimasti: su 4&1 Belichick decide di andare sul sicuro mandando in campo per la terza volta Gostkowski che da 41 yards porta i suoi sopra di due possessi a poco più di un minuto dal fischio finale.
Los Angeles, consapevole dell’impossibilità dell’impresa, muove il pallone senza problemi approfittando della ovvia copertura morbida di New England e, con sette secondi ancora rimasti da giocare, McVay manda in campo Zuerlein per un piazzato che li terrebbe formalmente in vita: il calcio si spegne tristemente a lato, è finita.
Tredici a tre Patriots, proprio come ci saremmo aspettati: sesto anello per il duo Belichick-Brady, MVP di giornata il commovente Julian Edelman grazie a 10 ricezioni per 141 yards, anche se il vero MVP è senza dubbio Bill Belichick, autore di un capolavoro tattico senza precedenti.
Avete notato che non ho mai menzionato Todd Gurley? Pure in quest’occasione il fenomenale halfback di Los Angeles è stato tenuto a bocca asciutta: a rendere impossibile la vita all’attacco di Los Angeles ci ha pensato la prodigiosa strategia di Belichick che affollando costantemente la linea di scrimmage con cinque defensive lineman ha tenuto sotto controllo il running game per tutta la serata portando pressione a Goff nel caso in cui lanciasse.
Abbondanti dosi di difesa a uomo hanno costretto poi Goff ad una perfezione che, considerata la perenne pressione, era tutto fuorché raggiungibile: chapeau ancora una volta a Belichick, capace di confezionare un gameplan difensivo pressoché perfetto ed in grado di costringere Goff ad un deprimente 3 su 10 su terzo down ed un ancor più avvilente zero su cinque nei passaggi che hanno viaggiato per più di 20 yards.
A molti sarebbe piaciuto vedere punti e spettacolo, ma non dimentichiamoci che è questo il vero football americano, uno sport che si vince sulla linea di scrimmage e nel quale, come dettoci in modo più esaltante da Al Pacino, ogni centimetro fa la differenza.
Immagino che Tom Brady non sia particolarmente fiero della propria prestazione, ma è piuttosto poetico che un anno dopo aver perso il Super Bowl nonostante le 505 yards lanciate ci abbia pensato la difesa a condurlo al sesto anello: chapeau, pure in questo caso, visto che quando è veramente stato necessario è stato pressoché perfetto mettendo insieme un championship drive decisivo.

Siamo nel mondo dei Patriots, rassegniamoci.